Venerdì 28 Agosto 2015 - Anno XIII
Messico, penisola dello Yucatàn questa sconosciuta

Messico, penisola dello Yucatàn questa sconosciuta

Territorio pianeggiante, ricco di foreste e di una imponente rete idrografica sotterranea, lo Yucatán è famoso nel mondo quale culla della favolosa civiltà Maya. Ma anche la natura vi gioca un ruolo importante.

Yucatan grotteC’è chi dice che a sud di Tulum non c’è nulla. Ma non è così. Lì termina il Corredor Turistico, che da Cancùn lungo la costa serve le principali spiagge orlate di palme e bagnate da tiepide acque cristalline. Playa del Carmen, Xcaret, Paamul, Puerto Aventuras, Akumal, Chemuyil, Xcacel, Xel Ha; baie e calette dalle sabbie immacolate sulle quali si affacciano complessi turistici eleganti ma anche, più rare, semplici capanne dal tetto di paglia. Valvola di sfogo il Corredor da quando a Cancùn, la primadonna del Caribe messicano, non si può più costruire. Ci hanno pensato le leggi della fine degli anni Ottanta: sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente divennero le parole d’ordine. Si puntò su Playa del Carmen e sul Corredor, pensando di sfruttare poi il tratto da Tulum a Chetumal. Che per ora è salvo. Ma ancora per quanto?

Rovine Maya di fronte a Cozumel

Yucatan Tulum

Tulum, la terra dei Maya

Tulum è lo spartiacque tra lo Yucatàn più visitato (la penisola suddivisa negli stati di Campeche, Yucatàn e Quintana Roo) e quello ancora sconosciuto: se a nord si trovano i luoghi più frequentati della penisola, a sud c’è quanto resta di incontaminato lungo il superbo litorale caraibico-messicano. Anzi: a centotrenta chilometri da Cancún sulla costa del Quintana Roo, Tulum stesso è già una sorpresa. Chi si incolonna di giorno per visitare le rovine di una delle aree archeologiche più frequentate dell’intero paese, non lo sa. Ma dopo il tramonto una delle ultime città costruite dai Maya, fortificata su tre lati e protetta sul quarto dal mare, cambia faccia: i pullman con aria condizionata ripartono in fila indiana per Cancún o Playa del Carmen e lì rimangono solo mare e cabañas, a parte qualche albergo dignitoso ma non di lusso. Tulum è una valida alternativa per chi non ha troppe esigenze, ideale per visitare la mattina tra i primi l’area archeologica, che già alle nove è aggredita dal turismo. Il templo de los Frescos, il templo del Dios Descendente e l’imponente Castillo hanno una posizione spettacolare che dalla sommità di alte scogliere si affaccia alle turchesi acque caraibiche, quasi di fronte all’isola di Cozumel. Fu il sito privilegiato che tra il 1200 e la conquista spagnola ne fece il principale porto commerciale della regione che, rivolto nella direzione in cui sorge il sole, in origine si chiamava Zama: “Aurora”.

Natura intatta nel “luogo dove nasce il cielo”

Yucatan punta AllenSi trova a cinquanta-sessanta chilometri a sud di Tulum: è la Reserva di Sian Ka’an, creata nel 1986 e dichiarata riserva della Biosfera dall’Unesco. Oltre 500.000 ettari con solo un migliaio di abitanti tra pescatori e contadini, ma 340 specie di uccelli e altrettanta varietà sottomarina oltre a giaguari, puma, ocelot, volpi, scimmie urlatrici, procioni, tapiri, coccodrilli, tartarughe. Per raggiungere la deserta area protetta si abbandona la Carretera Federal 307 a Tulum e si segue la sterrata che percorre, fiancheggiata da belle spiagge deserte, l’affusolata penisola fino a Punta Allen. La strada è accidentata, le buche non mancano e se piove il tragitto si complica alquanto, ma vale la pena passare qualche giorno nel villaggio di pescatori al termine della penisoletta: poche cabañas, grande pace, ottima pesca. Anni luce da Cancùn. Là non si capisce nemmeno se si è atterrati in Messico o in Florida, si parla inglese, si consumano hamburger, si fa shopping in centri commerciali immensi come piacciono ai gringos (statunitensi) che sono i più assidui visitatori del paradiso tropicale yucateco.

Yucatan butterfly mariposa

La magnifica farfalla Mariposa

Qui, in un ambiente incontaminato coperto per un terzo dalla foresta tropicale, costellato di laghi, paludi bordate da mangrovie, isolate rovine maya, ci si dedica alla pesca – barracuda, cernie, sgombri, tonni, aragoste; in queste acque c’è di tutto e sono quotidiane le uscite guidate in barca – oppure allo snorkelling e alle immersioni alla barriera corallina a 400 metri dal selvaggio litorale o ancora a gustare aragosta e pesce fresco di fronte al mare.
Se nonostante il clima torrido già in aprile, quando volge al termine la temporada seca (da ottobre a maggio) da Tulum si prosegue lungo la Carretera Federal 307, poco prima di Chetumal si raggiunge Bacalar, un bacino di acqua dolce chiamato laguna de Siete Colores e circondato dalla foresta. Sul lago il villaggio e una fortezza spagnola, vicino alla sponda sud-occidentale il profondissimo Cenote Azul, uno dei più impressionanti pozzi naturali della regione. Che di cenotes, cavità formate dalle infiltrazioni di acqua nel terreno calcareo, è costellata: sono le uniche riserve d’acqua dolce della penisola in cui non piove quasi mai e di fiumi non v’è traccia: non per niente erano sacre ai Maya.

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